Lo scopo principale del
giubileo è quello di rendere i singoli individui capaci di porre le basi
di un mondo che accolga ed ospiti degnamente la intera società umana.
Progetto ambizioso: persone nuove in “cieli nuovi e terra nuova, in
pace”. E’ il progetto iniziato e finanziato da Cristo, il “nuovo
Adamo”, primogenito di molti fratelli. Lo sperimentiamo ogni
giorno: la singolarità di ognuno con doti, responsabilità personali,
libertà ed autonomia, ecc…; un patrimonio prezioso che si difende e si
sviluppa con una equilibrata e rispettosa relazione. Il nostro “io” deve
integrarsi con il “tu, voi” per raggiungere il “noi”. Il noi della
famiglia, il noi del gruppo, delle nazioni, delle culture, delle
religioni, dei miliardi di persone che abitano ogni angolo di terra.
Unita e convivenza pacifica che si raggiungono non con proclami e
manifestazioni, né tantomeno con guerre, invasioni, soprusi, ecc… Unità
e convivenza pacifica che si reggono sul rispetto, la accoglienza, la
benevolenza , la fratellanza , virtù generate dalla giustizia.
Il segno tradizionale ed universale che esprime buone
relazioni è il prendere parte alla stessa mensa. Invitare ed accettare
un invito a pranzo o a cena è una chiara manifestazione di concordia e
di amicizia, di condivisione.
La messa - che cerchiamo di riscoprire quale valido
sostegno del rinnovamento giubilare – richiama appunto tale contesto.
L’altare sul quale viene celebrata richiama la tavola su cui si prende
cibo, chiarissimo ed insistente l’invito: “prendete e mangiate”; “beati
gli invitati alla cena dell’Agnello”. E prima di accostarci alla mensa
non preghiamo forse dicendo: “Padre nostro che sei nei cieli”?
Notiamo poi che tutte le preghiere, inviti, esortazioni e
formule varie sono sempre rivolte ed espresse alla e dalla comunità..
Una comunità che va oltre i presenti fra i muri della chiesa.
“Gli amici dei miei amici sono miei amici” si dice. Perché
quanti sono amici di Cristo, in quanto partecipano alla condivisione
della sua Parola e del suo Corpo, faticano poi tanto ad essere “amici
fra” non solo fuori ma anche in chiesa? ”Può essere, - dice S
Agostino – che abbracciando Cristo tu gli pesti i piedi, se ignori i
suoi e tuoi fratelli”.
Non
sottovalutiamo, quindi, le parole “fratelli, sorelle” che dovrebbero
riscaldare il clima delle nostre comunità.
Domenica 33° - Il Pane della Parola
(Ml 3,19-20; 2Ts 3,7-12; Lc 21,5-19)
La prima lettura e il brano evangelico parlano del trionfo
della giustizia e del bene. Vittoria che noi stentiamo a sprare, ed anzi
quasi temiamo. Le immagini che vengono presentate sono tutt’altro che
tranquillizzanti! Ma “Per voi che avete timore (leggi
rispetto) sorgerà con raggi benevoli il sole di giustizia” e ”Con
la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. Il giubileo ci
vuole: “Pellegrini della speranza”.
Paolo, nella seconda lettura, condanna chi, anche con
pretesti religiosi, vive con indifferenza, disinteresse, sfruttamento,
inoperosità, ozio: “A questi tali ,esortandoli nel Signore nostro
Gesù Cristo, ordino di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità”.
Il cantiere rimane aperto e la speranza persiste, costante
perché affidabile.
12
novembre 2025 foglio n.34 – se ritieni opportuno diffondilo –
a cura di “ p.angelo@oadnet.org”