2025: ANNO DA NON SPRECARE

 

 

(34) ”Giubileo e Società Fraterna”

 

 

 

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   Lo scopo principale del giubileo è quello di rendere i singoli individui capaci di porre le basi di un mondo che accolga ed ospiti degnamente la intera società umana. Progetto ambizioso: persone nuove in “cieli nuovi e terra nuova, in pace”. E’ il progetto iniziato e finanziato da Cristo, il “nuovo Adamo”, primogenito di molti fratelli.       Lo sperimentiamo ogni giorno: la singolarità di ognuno con  doti, responsabilità personali, libertà ed autonomia, ecc…; un patrimonio prezioso che si difende e si sviluppa con una equilibrata e rispettosa relazione. Il nostro “io” deve integrarsi con il “tu, voi” per raggiungere il “noi”. Il noi della famiglia, il noi del gruppo, delle  nazioni, delle culture, delle religioni, dei miliardi di persone che abitano ogni angolo di terra.        Unita e convivenza pacifica che si raggiungono non con proclami e manifestazioni, né tantomeno con guerre, invasioni, soprusi, ecc… Unità e convivenza pacifica che si reggono sul rispetto, la accoglienza, la benevolenza , la fratellanza , virtù generate dalla giustizia.

   Il segno tradizionale ed universale che esprime buone relazioni è il prendere parte alla stessa mensa. Invitare ed accettare un invito a pranzo o a cena è una chiara manifestazione di concordia e di amicizia, di condivisione.

   La messa - che  cerchiamo di riscoprire quale valido sostegno del rinnovamento giubilare – richiama appunto tale contesto. L’altare sul quale viene celebrata richiama la tavola su cui si prende cibo, chiarissimo ed insistente l’invito: “prendete e mangiate”; “beati gli invitati alla cena dell’Agnello”. E prima di accostarci alla mensa non preghiamo forse dicendo: “Padre nostro che sei nei cieli”?

Notiamo  poi che tutte le preghiere, inviti, esortazioni  e formule varie sono sempre rivolte ed espresse alla e dalla comunità.. Una comunità che va oltre i presenti fra i muri della chiesa.

 “Gli amici dei miei amici sono miei amici” si dice. Perché quanti sono amici di Cristo, in quanto partecipano alla condivisione della sua Parola e del suo Corpo,  faticano poi tanto ad essere “amici fra” non solo fuori ma anche in chiesa? ”Può essere, - dice S Agostino – che abbracciando Cristo tu gli pesti i piedi, se ignori i suoi e tuoi fratelli”.

 Non sottovalutiamo, quindi, le parole “fratelli, sorelle” che dovrebbero riscaldare il clima delle nostre comunità.

Domenica 33° - Il Pane della Parola (Ml 3,19-20; 2Ts 3,7-12; Lc 21,5-19)

   La prima lettura e il brano evangelico parlano del trionfo della giustizia e del bene. Vittoria che noi stentiamo a sprare, ed anzi quasi temiamo. Le immagini che vengono presentate sono tutt’altro che tranquillizzanti! Ma “Per voi che avete timore (leggi rispetto) sorgerà con raggi benevoli il sole di giustizia” e ”Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. Il giubileo ci vuole: “Pellegrini della speranza”.

 Paolo, nella seconda lettura, condanna chi, anche con pretesti religiosi, vive con indifferenza, disinteresse, sfruttamento, inoperosità, ozio: “A questi tali ,esortandoli nel Signore nostro Gesù Cristo, ordino di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità”.

   Il cantiere rimane aperto e la speranza persiste, costante perché affidabile.     

 

12 novembre 2025 foglio n.34 – se ritieni opportuno diffondilo

a cura di “ p.angelo@oadnet.org”

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 31-01-26