Continua la nostra attenzione al rituale seguito nella
celebrazione della messa considerata sorgente, scrigno, miniera della
nostra vita cristiana che nell’anno giubilare desidera ringiovanirsi.
Dopo una ripetuta domanda di perdono espressa con il rito
dell’acqua versata sulle mani del celebrante e un rinnovato invito
all’assemblea perché preghi che “il mio e vostro sacrificio sia
gradito a Dio”, entriamo nel cuore della messa con la esortazione:
”in alto i nostri cuori,… rendiamo grazie al Signore…”. E’ il
“prefazio”, ossia l’introduzione, che termina con la acclamazione,
preferibilmente cantata: ” santo, santo, santo … benedetto colui che
viene nel nome del Signore…”.
Domenica XXIX anno C: Il Pane della Parola
Certamente ci lascia perplessi e disorientati la finale della
prima lettura: “Giosuè sconfisse Amalelek e il suo popolo passandoli
poi a fil di spada” (Es 17,13). Secoli e secoli fa dovevano
ancora maturare i valori di rispetto della vita, libertà, confronto,
dialogo, accoglienza, collaborazione - che ancora oggi stentano ad
affermarsi - e Dio si trovava a guidare il suo popolo, e i popoli, come
fa un buon papà costretto a volte, con i figli ancora immaturi, ad
alzare la voce e non solo!.
Purtroppo, ancora oggi, si continua a credere da molti,
che la pace si acquisti e si conservi con le armi, la forza, gli
“eserciti”.
Ma
S. Paolo, che ben conosceva la intera Bibbia, nella seconda lettura (2
Tm3,16) afferma che “Tutta la scrittura, ispirata da Dio è anche
utile per insegnare, convincere, correggere ed educare alla giustizia”.
Ritornando al primo
brano proclamato, scopriamo, infatti, che la ”vittoria” viene attribuita
non all’esercito guidato da Giosuè, ma alla ”potenza” della preghiera di
Mosè che fa intervenire Dio il quale, spesso, in passi dell’antico
Testamento, viene chiamato “Dio degli eserciti”; eserciti
ritenuti, allora e non solo allora, principale se non unica,
dimostrazione di potenza e sovranità.
Un grande salto di qualità lo abbiamo con Gesù che ci parla
del “Padre”. Nella pagina odierna del vangelo (Lc18,1-8) Gesù insiste,
con una parabola, “sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi
mai … Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora fede sulla
terra ?”.
Sappiamo che ogni guerra nasce e si alimenta con l’egoismo e
l’odio radicati in tanti cuori; siamo convinti che lo specialista nei “trapianti
del cuore” è Dio il quale interviene se chiamato, pregato ed
invocato “senza stancarsi”.
”Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora fede
sulla terra?”.
La risposta la diamo ripetendo il versetto del salmo 120-121:
“Il mio aiuto viene dal Signore”.
15
ottobre 2025 foglio n.30 – se ritieni opportuno diffondilo
a cura di “ p.angelo@oadnet.org”