2025: ANNO DA NON SPRECARE

 

 

(30) ”La Messa: una miniera”

 

 

 

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  Continua la nostra attenzione al rituale seguito nella celebrazione della messa considerata sorgente, scrigno, miniera della nostra vita cristiana che nell’anno giubilare desidera ringiovanirsi.

  Dopo una ripetuta domanda di perdono espressa con il rito dell’acqua versata sulle mani del celebrante e un rinnovato invito all’assemblea perché preghi che “il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio”, entriamo nel cuore della messa con la esortazione: ”in alto i nostri cuori,… rendiamo grazie al Signore…”. E’ il “prefazio”, ossia l’introduzione, che termina con la acclamazione, preferibilmente cantata: ” santo, santo, santo … benedetto colui che viene nel nome del Signore…”.

Domenica XXIX anno C: Il Pane della Parola

Certamente ci lascia perplessi e disorientati la finale della prima lettura: “Giosuè sconfisse Amalelek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada”  (Es 17,13).  Secoli e secoli fa dovevano ancora maturare i valori  di rispetto della vita, libertà, confronto, dialogo, accoglienza, collaborazione - che ancora oggi stentano ad affermarsi - e Dio si trovava a guidare il suo popolo, e i popoli, come fa un buon papà costretto a volte, con  i figli ancora immaturi, ad alzare la voce e non solo!.

 Purtroppo, ancora oggi, si continua a credere da molti, che la pace si acquisti e si conservi con le armi, la forza, gli “eserciti”.

 Ma S. Paolo, che ben conosceva la intera Bibbia, nella seconda lettura (2 Tm3,16) afferma che “Tutta la scrittura, ispirata da Dio è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare alla giustizia”.   

Ritornando al primo brano proclamato, scopriamo, infatti, che la ”vittoria” viene attribuita non all’esercito guidato da Giosuè, ma alla ”potenza” della preghiera di Mosè  che fa intervenire Dio il quale, spesso, in passi dell’antico Testamento, viene chiamato “Dio degli eserciti”; eserciti ritenuti, allora e non solo allora, principale se non unica, dimostrazione di potenza e sovranità.

Un grande salto di qualità lo abbiamo con Gesù che ci parla del “Padre”. Nella pagina odierna  del vangelo (Lc18,1-8) Gesù insiste, con una parabola, “sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai … Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora fede sulla terra ?”.

 Sappiamo che ogni guerra nasce e si alimenta con l’egoismo e l’odio radicati in tanti cuori; siamo convinti che lo specialista nei “trapianti del cuore” è Dio il quale interviene se chiamato, pregato ed invocato  “senza stancarsi”.

”Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora fede sulla terra?”.

La risposta la diamo ripetendo il versetto del salmo 120-121: “Il mio aiuto viene dal Signore”. 

 

15 ottobre 2025 foglio n.30 – se ritieni opportuno diffondilo

a cura di “ p.angelo@oadnet.org”

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 31-01-26