2025: ANNO DA NON SPRECARE

 

 

(29) ”La Messa uno scrigno”

 

 

 

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Abbiamo individuato nella partecipazione festiva alla messa la sorgente e lo scrigno per alimentare e custodire il “il tesoro” riscoperto nell’Anno Santo durante il quale, con riti, celebrazioni, e gesti concreti ci siamo riconciliati con Dio e fra di noi.

Abbiamo già evidenziato la forza comunicativa e trasformante di vari momenti che qualificano che  qualificano la celebrazione eucaristica: domanda di perdono; presentazione di richieste;  ascolto della Parola seguito dalla riflessione comunitaria e personali; recita del “credo” che riafferma la nostra adesione alla “verità” dalla quale nascono la sicurezza e la conseguente fiducia; infine altre  invocazioni presentate da uno dei partecipanti e condivise da tutti i partecipanti .A volte segue, per richiamare la “comunione” che si desidera alimentare - una modesta processione con la quale vengono portati all’altare il pane e il vino con altri doni.  Da sottolineare la parole del sacerdote che aggiunge gocce d’acqua al vino del calice: “l’acqua unita al vino sia segno della nostra unione alla vita di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”! Coprire con un canto, non sempre consono, l’offerta del pane e del vino impedisce ai partecipanti di acclamare con gratitudine: “benedetto nei secoli il Signore!”.

Domenica XXVIII anno C : Il Pane della Parola

La Parola di Dio, ascoltata e applicata si rivela efficace. Il lebbroso Naaman ritiene inadeguata la cura consigliata dal profeta Eliseo, ma poi si fida ed ha la conferma che esiste un Qualcuno che ha progetti e possibilità trascendenti la nostra visuale. Bastano un   po’ di umiltà e di fiducia! (cfr I lettura: 2Re 5, 11-17). Dopo il miracolo ricevuto nasce la gratitudine e la generosità, sia in chi riceve come in chi  trasmette il dono.

La umiltà e la fiducia le ritroviamo nel brano evangelico: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”, dove però notiamo, con delusione, che solo uno dei dieci lebbrosi guariti: “lodando Dio a gran voce si prostrò ai piedi di Gesù per ringraziarlo” (cfr Lc 17, 11-19).

Umiltà, fiducia e gratitudine. Se, nella corsa al riarmo, ci si preoccupasse, maggiormente, tutti …ma proprio tutti, di fare provvista delle virtù ricordate e, soprattutto, di giustizia, che in fondo è riconoscere la dignità e i conseguenti diritti degli altri, la pace, tanto sospirata tornerebbe a rifiorire.

Pregare, seminare e “trapiantare” le virtù, anche nei cuori più induriti, non sono vani palliativi ma produzione di “energia nucleare” positiva, bene utilizzata”. La Parola di Dio (cui attingiamo) infatti non è incatenata” (cfr seconda lettura). Né, tantomeno, inquinata.

“In ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio” (I Ts 5,18).

    

8 Ottobre 2025 foglio n. 29 – se ritieni opportuno diffondilo

a cura di “ p.angelo@oadnet.org”

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 31-01-26