Abbiamo individuato nella partecipazione festiva alla messa la
sorgente e lo scrigno per alimentare e custodire il “il tesoro”
riscoperto nell’Anno Santo durante il quale, con riti, celebrazioni, e
gesti concreti ci siamo riconciliati con Dio e fra di noi.
Abbiamo già evidenziato la forza comunicativa e trasformante
di vari momenti che qualificano che qualificano la celebrazione
eucaristica: domanda di perdono; presentazione di richieste; ascolto
della Parola seguito dalla riflessione comunitaria e personali; recita
del “credo” che riafferma la nostra adesione alla “verità” dalla quale
nascono la sicurezza e la conseguente fiducia; infine altre invocazioni
presentate da uno dei partecipanti e condivise da tutti i partecipanti
.A volte segue, per richiamare la “comunione” che si desidera alimentare
- una modesta processione con la quale vengono portati all’altare il
pane e il vino con altri doni. Da sottolineare la parole del sacerdote
che aggiunge gocce d’acqua al vino del calice: “l’acqua unita al vino
sia segno della nostra unione alla vita di colui che ha voluto assumere
la nostra natura umana”! Coprire con un canto, non sempre consono,
l’offerta del pane e del vino impedisce ai partecipanti di acclamare con
gratitudine: “benedetto nei secoli il Signore!”.
Domenica XXVIII anno C : Il Pane della Parola
La Parola di Dio, ascoltata e applicata si rivela efficace. Il
lebbroso Naaman ritiene inadeguata la cura consigliata dal profeta
Eliseo, ma poi si fida ed ha la conferma che esiste un Qualcuno che ha
progetti e possibilità trascendenti la nostra visuale. Bastano un po’
di umiltà e di fiducia! (cfr I lettura: 2Re 5, 11-17). Dopo il miracolo
ricevuto nasce la gratitudine e la generosità, sia in chi riceve come in
chi trasmette il dono.
La umiltà e la fiducia le ritroviamo nel brano evangelico: “Gesù,
maestro, abbi pietà di noi!”, dove però notiamo, con delusione, che
solo uno dei dieci lebbrosi guariti: “lodando Dio a gran voce si
prostrò ai piedi di Gesù per ringraziarlo” (cfr Lc 17, 11-19).
Umiltà, fiducia e gratitudine. Se, nella corsa al riarmo, ci
si preoccupasse, maggiormente, tutti …ma proprio tutti, di fare
provvista delle virtù ricordate e, soprattutto, di giustizia, che in
fondo è riconoscere la dignità e i conseguenti diritti degli altri, la
pace, tanto sospirata tornerebbe a rifiorire.
Pregare, seminare e “trapiantare” le virtù, anche nei
cuori più induriti, non sono vani palliativi ma produzione di “energia
nucleare” positiva, bene utilizzata”. La Parola di Dio (cui
attingiamo) infatti non è incatenata” (cfr seconda lettura). Né,
tantomeno, inquinata.
“In ogni cosa rendete
grazie: questa infatti è volontà di Dio” (I Ts 5,18).
8
Ottobre 2025 foglio n. 29 – se ritieni opportuno diffondilo
a cura di “ p.angelo@oadnet.org”