Per un lungo periodo,
causa covid, le vaschette con l’acqua benedetta all’ingresso delle
chiese erano vuote: si usava altro “disinfettante”!. E’ bene riprendere
il rito: l’acqua ridà vita e pulizia; accompagnata dal segno della croce
ci ricorda che ”vita e pulizia- perdono” si realizzano con la morte in
croce di Gesù. Ci si prepara così ad un’altra domanda di perdono che ci
introduce all’incontro con Dio nella la messa.. La domanda comune,
preceduta da apposito invito ed alcuni momenti di silenzio (esame di
coscienza) viene espressa con formule appropriate. Si proclama quindi,
o si canta l’inno con il quale acclamiamo il Signore:
” Noi ti lodiamo, ti
benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la
tua gloria (presenza) immensa…”.
Dopo questi sinceri convenevoli entriamo nel vivo dell’incontro
rivolgendo la preghiera che intende raccogliere e presentare, a nome di
tutti, i buoni desideri dei presenti e non solo.
Ora la Parola passa a
Dio che si serve della voce di lettori preparati sia tecnicamente
(modulazione della voce), sia spiritualmente (venerazione e comprensione
del testo proclamato). Il brano del vangelo viene letto, dopo
appropriata benedizione, dal diacono o dal sacerdote che prega: “il
Signore sia nel mio (tuo) cuore e sulle mie (tue) labbra perché possa
annunciare degnamente il suo vangelo”. Tutti i presenti esprimono la
propria adesione ed accoglienza al messaggio, tracciando in fronte,
sulla bocca, sul cuore una piccola croce.
XXVI domenica: il
Pane della Parola
La prima lettura ed
il brano evangelico sono sempre correlati: si parla oggi (Am 6,1°-4-7 e
Lc 16, 19-31) di gente che si dà, per quanto possibile alla “bella vita”
valutata secondo criteri quanto mai limitati ed egoisticamente
insensibili alla sofferenza quotidiana di tanti altri: il guadagno, il
successo, il benessere, il godimento, prima e nonostante tutto. Ancora
oggi c’è gente che pensa così e lavora per vivere, per realizzarsi,
per spegnersi così. Lo sappiamo dalla informazione, a volte
superficiale, ma affidabile, di “come vanno le cose nel mondo intero”.
Fortunatamente altri,
e non pochi, non cambiano - vedendo le tragedie - canale televisivo, non
si estraniano, non guardano altrove, aprono occhi, cuore e portafoglio,
si rimboccano le maniche e non solo mandano e si congratulano, ma
vanno.
Dio da che parte sta?
“Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da
mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto
straniero e ti abbiamo accolto o nudo e ti abbiamo vestito? Quando ti
abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?... In
verità vi dico quello che avete fatto ad uno solo di questi miei
fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 26, 37-40).
28 Settembre 2025
foglio n.27 – se ritieni opportuno diffondilo
a cura di “p.angelo@oadnet.org”