L’Anno Santo, è un
continuo richiamo al restauro, al rinnovamento della nostra vita e,
conseguentemente, della intera società. Risanamento che deve partire
dal cuore nel quale nascono pensieri, motivazioni, emozioni le quali
originano azioni buone o meno. Una cura mai conclusa che esige regolari
controlli ed adeguati interventi. Abbiamo individuato, nella
partecipazione alla messa domenicale, la migliore stazione di ristoro,
rifornimento, manutenzione, verifica. La messa, infatti, assicura
l’incontro salvifico con Dio e con i fratelli di fede. A questo dobbiamo
predisporci quando chiudiamo la porta di casa e ci avviamo alla chiesa
che ci accoglie con il portone spalancato.
Non sempre,
purtroppo, entrando in chiesa troviamo gente che manifesta gioia per
l’attesa di un incontro; non mancano, infatti, i ritardatari né quanti
sono puntuali solo per assicurarsi i posti più nascosti ed isolati, o
prossimi all’uscita.
Al suono della
campanella inizia la messa introdotta, a volte, con una mini
processione, accompagnata dal canto o dalla recita della antifona che
dovrebbero introdurre nel clima della celebrazione .Da sottolineare Le
prime parole del celebrante sono un augurio, consolante ed efficace che
verrà ripetuto varie volte nel corso del rito: “il Signore sia con
voi”. Per questo siamo qui riuniti per convincerci che non siamo
soli ma che Dio è con Noi. E se Dio è con noi chi sarà contro di noi? Ci
rassicura S. Paolo!
“E venne ad
abitare in mezzo a noi” (Gv1,14; cfr anche Ef 1,3 -14), “Ecco io
sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).
Dio, con la sua presenza, diventa consolazione perché si lascia
coinvolgere, “agisce con”, ci accompagna, annulla la solitudine!
Il Pane della Parola
che riceviamo oggi (dom XXV) ci ricorda che Dio non approva, come
potrebbe sembrare dalla prima parte del brano evangelico (Lc 16 1-9),
una amministrazione economica egoistica, ingiusta ed oppressiva (cfr Am
8, 4-7), ma evidenzia che “Chi è fedele in cose di poco conto, è
fedele anche nelle cose importanti” e che ”nessuno può servire
due padroni”(Lc 16,10…13).
Il “padrone” o meglio
il Padre è Dio, i “padri padroni” sono il nostro egoismo; il pensiero
dominante, la voce di chi grida di più; tutto quanto può abbagliare
promettendo agio e ricchezza.
La lista del
materiale da scartare, perché non adatto a realizzare la speranza
ravvivata dalla celebrazione dell’anno santo, sarebbe lunga … lunga …
Ci ricorda S. Paolo
nella seconda lettura: “Uno solo infatti è Dio e uno solo anche il
mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù ….Voglio dunque che
in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza
collera e senza contese” (I Tm” 2, 5…8).
“Ecco io sto alla
porta e busso, se qualcuno mi apre la porta…”
(Ap 3,20)
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Settembre 2025 foglio n.26 – se ritieni opportuno diffondilo
a cura di “ p.angelo@oadnet.org”